La principessa dei palloncini
La principessa Alessia viveva in un
castello tutto per lei, ma la cosa che più le piaceva
è che questo castello era sempre pieno di palloncini
colorati. Il suo più grande divertimento era starsene
in casa a far scoppiare palloncini. Lo sapeva fare in
tutti i modi possibili: pungendoli con una matita,
morsicandoli con in denti, grattandoli con un unghia e
perfino schiacciandoli sotto i suoi lussuosi tacchi. La
sera la sua servitù aveva un gran daffare per
rigonfiarne di nuovi. Tutti la chiamavano la Principessa
dei palloncini.
Ma pensate un po’ voi che baccano c’era in quel
castello e nel paese attorno, quando scoppiavano tutti
quei palloni. Finché la principessa non aveva finito il
suo stupido gioco, nessuno in paese poteva riposare.
Un giorno Filippo, il figlio del droghiere del
villaggio, disse:
- Così non si può andare avanti, dobbiamo trovare un
altro gioco per la nostra principessa.
Il padre reputò che quella fosse una buona idea e fece
recapitare al castello giocattoli di ogni genere:
bambole, trenini elettrici, birilli, biglie, carrozzine,
camion e ruspe cingolate, perfino pentolini con cucina
annessa. La principessa non ne voleva sapere, guardava i
giocattoli e li faceva buttare dalla finestra, perché
arrivassero dritti dritti nella piazza del paese e tutti
potessero capire che lei non aveva gradito.
Si andò avanti così per un anno intero, finché
finirono tutti i soldi per comprare nuovi giocattoli e
gli abitanti tutti si rassegnarono a sussultare tutto il
giorno ad ogni scoppio di palloncino.
Filippo, poverino aveva donato anche tutti i suoi
giocattoli, nella speranza di risolvere quel grosso
problema ed era rimasto solo con una piccola
bottiglietta di bolle di sapone.
- Non mi resta che tentare con questa, mi presenterò
personalmente.
S’incamminò verso il portone principale del castello
con la bottiglietta in tasca e suonò il campanello.
- Chi è? – chiesero da dentro.
- Sono un venditore di palloncini – rispose lui e
subito gli fu aperto.
I servi infatti avevano ordine di aprire soltanto a chi
portava palloncini.
La principessa lo ricevette nella sala principale, ma
quando lo vide arrivare a mani vuote, scese dal trono e
gli si avvicinò con l’aria imbronciata:
- Non porti palloncini, chi ti ha fatto entrare?
- Sbagliate, Principessa, io porto palloncini
speciali….
- Non mi fido… fai un po’ vedere!
Filippo lentamente estrasse la sua bottiglietta di
sapone e si mise a soffiare meglio che poteva.
- Ma queste sono bolle di sapone – cominciò infuriata
la principessa – è roba da piccoli…
A quel punto Filippo decise di provare ad andare oltre e
cominciò:
- Sbagliate, principessa, queste non sono bolle
qualsiasi: datemi il tempo e state a vedere. – così
dicendo soffiò e soffiò fino a fare una bolla che era
grande come la carrozza della principessa. Quando fu
soddisfatto la guardò dritto negli occhi e le disse: -
ecco è pronta, ora potete entrarci dentro!
La principessa non credeva alle sue orecchie, ma non si
fece pregare. Si sedette comoda nella bolla e cominciò
a dondolare nell’aria.
- Incredibile! Meraviglioso!
Da quel giorno si dimenticò dei suoi rumorosi
palloncini, divenne molto più gentile e soprattutto
volle sempre Filippo al suo fianco.
In fondo era l’unico che da un semplice barattolo di
sapone, sapeva ricavare meravigliose bolle viaggianti.
|