Nel paese degli aquiloni: storia di
un bimbo indonesiano
C'era una volta il paese degli
aquiloni.
Il cielo era limpido e il vento soffiava sempre uguale,
verso il mare.
Gli aquiloni erano tanti da non poterli contare,
colorati, si dondolavano in alto nel vento.
Tutti sapevano costruire un aquilone e all'inizio
dell'estate ognuno si impegnava per costruirne uno più
bello dell'anno passato.
I grandi ne costruivano anche per i bambini che
correvano felici e imparavano a farli salire dolcemente
nel cielo.
Anche Arati aveva il suo aquilone: l'aveva preparato per
lui il fratello maggiore. Sulla spiaggia dei pescatori
poteva correre a perdifiato e lanciarlo nel vento.
Arati era molto fiero del suo piccolo aquilone e sperava
che si affiancasse a tutti gli altri che già si
dondolavano sopra la sua testa. Come doveva essere bello
il mondo da lassù!
Il fratello lo osservava, seduto sotto una palma, gli
aveva spiegato come tenere il filo e come correre per
lanciarlo.
Arati era pronto a partire, il suo prezioso aquilone
stretto in mano.
La sabbia era soffice e calda: incominciò a correre e,
al punto prestabilito, lanciò il piccolo uccello di
carta.
L'aquilone fece una giravolta nell'aria e precipitò
infilzandosi nella sabbia.
Arati abbassò gli occhi, poi guardò il fratello che
gli sorrideva e decise di riprovare.
Il piccolo uccello di carta era pronto per essere
lanciato di nuovo, Arati lo esaminò con cura per
verificare che non avesse subito danni: era perfetto,
anzi sembrava impaziente di imparare a volare.
Ma anche il secondo lancio non funzionò e l'aquilone
finì nel mare tra le onde leggere.
Il fratello di Arati si avvicinò, recuperò il filo: -
Devi dargli più filo e accompagnarlo dolcemente
incontro al vento - disse calmo.
Arati rimase in silenzio e lo lasciò fare.
Intanto altri bambini, sotto le palme, si erano seduti a
guardare. Arati si vergognava un pochino, ma quando fu
tutto pronto di nuovo si guardò attorno, poi guardò il
cielo, prese un respiro e cominciò a correre.
Questa volta l'aquilone finì tra le palme, proprio
sopra quei bimbi che guardavano.
Passò tutto il pomeriggio: il piccolo uccello di carta
non riusciva a prendere il volo.
Il giorno seguente Arati provò e riprovò. Erano tanti
ormai i bambini che lo guardavano. Qualcuno rideva.
La sera Arati, rannicchiato sulla sua stuoia pensava: -
Forse il mio aquilone non è ben costruito. Domani andrò
da Yari, il grande costruttore di aquiloni. Lui mi dirà
cosa non va.
L'indomani a casa di Yari c'era un gran silenzio. Arati
aspettò con pazienza, stringendo il suo piccolo uccello
di carta. Quando Yari gli fece un cenno, spiego
timidamente: - Non sa volare, quando sembra aver preso
il vento si gira e si abbatte a terra.
Yari esaminò l'aquilone con cura e poi disse: - Non c'è
niente che non va: è un piccolo oggetto ben fatto.
Riprova con pazienza e vedrai che volerà - e dopo un
profondo respiro aggiunse - ma ricorda che devi
trattarlo con delicatezza, come se fosse vivo.
Quel pomeriggio sulla spiaggia Arati ce la mise tutta.
Al tramonto era sfinito e l'aquilone non si era alzato.
I bambini sulla spiaggia ormai non gli prestavano più
attenzione e Arati se ne stava solo, seduto sulla riva,
fissando la carta colorata del suo aquilone.
Una farfalla con grandi ali gialle venne a posarsi
proprio sull'occhio del piccolo uccello di carta, poi ci
girò un po' attorno, sembrava gli sussurrasse qualcosa
...
Arati rimase incantato dalla delicatezza di quella
farfalla e quando volò via la seguì con gli occhi: era
grande ed elegante, si librava nel cielo senza fatica.
Sembrava un sogno.
Quella notte Arati rivide la farfalla nei suoi sogni,
c'era anche il suo uccello di carta colorata: giocavano
insieme nel cielo. Era bellissimo vederli volare al
vento.
La mattina seguente il sole non era caldissimo perché
il vento si era già alzato più teso del solito. Non
una nuvola nel cielo e la spiaggia semideserta.
Arati corse giù verso la riva con il piccolo aquilone
ripiegato sotto il braccio.
La grande farfalla gialla volava lì attorno: pareva lo
aspettasse!
Arati avvicinò la mano e la farfalla vi si posò per un
attimo. Poi si allontanò un poco finché il bambino
decise di tentare un nuovo lancio dell'aquilone. Si
preparò per la corsa lasciando il filo necessario e
vide tornare la farfalla. Quando Arati cominciò a
correre la farfalla lo seguiva.
Nel momento del lancio la farfalla volò vicino al
piccolo uccello colorato che, come per incanto, salì
nel cielo. Arati diede altro filo, era felice!
L'aquilone si dondolava lassù, in alto e la farfalla lo
accompagnava con mille giravolte.
Il suo sogno si era avverato!
Ora il paese degli aquiloni aveva un nuovo uccello di
carta che si librava nel cielo: un aquilone speciale con
una farfalla come amica e un bambino felice che lo
conserva sempre tra i suoi sogni colorati.
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